Rachele Di Bona

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In merito al PERDONO...
Rachele Di Bona
26/04/2015

...e in merito al perdono?
Quando si parla di perdono c'è chi si irrigidisce, chi non sa neanche cosa sia, chi invece ne ha percepito il vero senso e chi lo ha esperito su di se o sugli altri.
Il perdono, come dice la parole stessa è un DONO che si fa ma a chi?
Osho diceva:
" Perdona non perché essi meritino il perdono ma perché tu meriti la pace."
E' infatti un dono che in primis fai a te stesso. 

Quando ne parlo durante i miei corsi dico che quando provi rabbia, rancore o addirittura odio nei confronti di qualcuno è come bere veleno e sperare che l'altro muoia, si proprio così, i sentimenti, le emozioni negative logorano chi le prove a dispetto dell'intento.
Il Per-DONO è un atto che libera te. 
Possiamo aprire mille parentesi di atti o eventi imperdonabili... e anche in quei casi il perdono è l'unica via che regala la Vita.
Ogni volta che tratto questo tema è immancabile la domanda :
"Si ok sul perdonare gli altri, ma quando chi devi perdonare sei tu?"
Io rispondo con altre domande: 
"Dove sta la differenza?"
"Perché dovrebbe essere più facile perdonare gli altri piuttosto che se stessi?". 
Diciamo che le risposte possono essere molteplici, ne estrapolo due, quelle che ritengo di maggiore importanza.
1- Se mi risulta più difficile perdonare me stesso un motivo potrebbe risiedere nella presunzione... 
Mi spiego meglio... 
Se sono davvero pentito di ciò che ho fatto e non lo rifarei mai più e nonostante tutto non riesco a perdonarmi sto dando spazio all'orgoglio egoico (perché ho sbagliato ed io in quanto essere perfetto NON POSSO SBAGLIARE) piuttosto che al senso di giustizia ( ho sbagliato, per quanto grave sia l'errore, ne ho colto la gravità, ho agito in maniera errata ma ho capito, ho capito che quel comportamento non è sano, me ne assumo la piena responsabilità, ne pago le conseguenze e ne traggo la più grande lezione di vita agendo da qui in poi in base a quell'insegnamento)
2- Altro motivo è il merito: se perdono gli altri per errori anche gravi e non me magari per gli stessi errori è perché in fondo in fondo mi reputo migliore degli altri e ciò che posso perdonare ad uno che non ci arriva non lo posso fare con me in quanto essere superiore oppure il contrario, loro in quanto esseri superiori meritano il perdono, io in quanto essere inferiore no.
So che sembra un po' contorto ma qui il problema è la falsata percezione di sé che la fa da padrone, esubero di stima o scarsità della stessa.
Prova a spostare il focus per un attimo, esci dalla tua storia e valuta il tutto dall'esterno, come se guardassi un film.
Il protagonista che non riesce a perdonarsi su cosa si sta focalizzando? Sull'errore, sul giudizio, su come si sente, sul male che ha fatto, sull'orgoglio, ecc. ecc. ecc. 
Tutte cose ed emozioni che fanno capo alla paura, alla mancata accettazione di sé in primis.
Su che cosa si dovrebbe focalizzare invece per riuscire a perdonarsi? Sull'amor proprio, sull'accettazione, sull'imparare la lezione, sulle cose buone che ha fatto fino ad ora, sul rispetto per la vita, per se stesso e per gli altri. Su una visione sistemica più ampia una visione che risponde alle fatidiche, ridondanti e mai banali domande: 
"E' buono per me? E' buono per gli altri? E' buono in assoluto?" ...ed agire di conseguenza.
Tutti sbagliamo, chi più chi meno, chi fa errori più gravi chi meno ma si sbaglia e l'unico modo per dare valore all'errore è imparare la lezione ed evolversi.
Proprio per questo, elevati dall'insano orgoglio, dalla paura dalla mancata accettazione e PERDONA.
La vita è una palestra dove il muscolo più importante da allenare è l'amore a partire da quello per te stesso!

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